C'è ancora chi pensa che il vero valore della Borgogna sia rappresentato escluvivamente da aziende come il DRC,
Leroy, Leflaive, Lafond, Rousseau, ...
Noi pensiamo che questo sia solo la punta dell'iceberg, i domaines più conosciuti. Riteniamo, invece, che un vero appassionato abbia il dovere di ricercare e scoprire aziende poco
esposte mediaticamente, un insieme che costituisce un patrimonio d'inestimabile valore sia per tradizione che per serietà.
Degustazione in cantina con Nicolas Rossignol (Rossignol-Trapet)
Sono alcuni anni che visitiamo la Côte d'Or alla ricerva di persone che contraddistinguono i loro vini con il carattere del territorio. Certo, all'inizio abbiamo avuto bisogno di un
consigliere come Patrick Essa che sul suo Degustateurs.com ci ha indicato la strada da seguire, ma poi ce la siamo cavata da soli.
Abbiamo visitato Therry Matrot, Nicolas Rossignol, François Jobard, Jean-Pierre Charlot (Joseph Voillot), Jacques Prieur, Anne Gros, Château de la Tour, Domaine des Lambrays, i fratelli David e
Nicolas Rossignol (Rossignol-Trapet), Jean-Louis Trapet, Etienne Grivot, Jean-Marc Pillot, ...
Tra qualche giorno si riparte, il programma è completo e gli appuntamenti fissati. Per l'occasione ci attendono Christian Amiot (Amiot-Servelle), Hubert Chavy, Pierre Morey, Thomas Bouley,
Thibault Morey (Morey-Coffinet), David Rebourgeon (Rebourgeon-Mure), Louis-Michel Belair et Calude Dugat.
Un programma intenso come al solito, in cui sarà inserita la nostra presenza alla Paulée de Meursault un
avvenimento da non perdere per nessun motivo al mondo e inserito nelle "trois glorieuses", cioè i tre più importanti appuntamenti borgognoni.
Sicuramente al nostro ritorno vi faremo partecipi delle nostre esperienze.
Montrachet è senza dubbio il più rinomato vigneto al mondo, già nel XVIII secolo Thomas Jefferson, allora presidente
degli Stati Uniti, lo definì uno dei più grandi vini e acquistò 12 ceppi per reimpiantarli in Virginia. Dall’epoca gallo-romana si parla di ”Mons rachicenis” una piccola collina
incolta. Nel XIII secolo apparve per la prima volta la definizione di Mont Rachat o Mont Chauve zona
rocciosa sulla quale si era formato un sottile strato vegetale, dove solo la coltura della vite poteva dare risultati meravigliosi. In quel periodo furono i monaci dell’abbazia di Mazyère, vicino
Beaune, che introdussero la viticoltura in questo appezzamento capace di produrre un secolo più tardi il migliore vino bianco della Borgogna e in seguito dell’intera Francia. Si estende sul
territorio dei comuni di Puligny (4 ettari) e Chassagne (3.9 ettari), frazionato in una trentina di parcelle di cui solo due sono superiori all’ettaro; la più estesa (2.06 ha.) è situata a
Puligny ed è di proprietà dei Marchesi di Laguiche da cui il Domaine Joseph Drouhin elabora un’eccellente versione. È situato in media collina proprio sotto Chevalier-Montrachet, a un’altezza
compresa tra i 255 e i 270 metri.
La cartina della zona di Montrachet
Le pendenze non superano il 10%, sono rivolte leggermente verso sud, quelle situate a Chassagne, mentre sono perfettamente esposte a est quelle che guardano su Puligny. I suoli che ricoprono la
roccia calcarea sono molto poveri, costituiti da un sottile strato bruno-calcareo ben drenato. Su Chassagne il Montrachet da vini più opulenti che su Puligny dove guadagnano in eleganza. Da
qualsiasi parcella provenga presenta un’elegante mineralità, una straordinaria grassezza sostenuta da una bella vivacità, caratteristiche che introducono una persistenza gustativa infinita. È un
vino in grado di sopportare lunghissimi invecchiamenti come dimostrato da una degustazione di un Montrachet del 1865 avvenuta a Beaune nell’ottobre 2004.
Superficie: 7.90 ha
Vino: chardonnay 100%
Bottiglie prodotte: 46'000
La Rue de Grands Crus corre al confine con la parte bassa del vigneto
La parcella più estesa dei Marchesi di Laguiche sovrastata dal Clos du Chevalier
La parcella di Bouchard Père & Fils
Il famoso Dent du
Chien, zona rocciosa che sovrasta il Montrachet
La parcella di Jacques Prieur
Ecco gli aggettivi con cui alcuni produttori descrivono i Montrachet:
Guy Amiot: divin, Jean-Marc Blain: majesté, Jean-Baptiste Bordeaux: prodige, Gérard Boudot: anthologie, Jean-Michel Chartron:
quintessence, Marc Colin: beau, Joseph Drouhin: unique, Richard Fontaine: subtilité, René Fleurot:
le meilleur, Pierre-Henry Gagey: emotion, Joseph Henriot: objet
d'art, Dominique Lafon: magie, René Lamy: merveille, Anne-Claude Leflaive: sentiment, Olivier Leflaive: rêve, Pierre Morey: génie, Martin Prieur: magnificence, Noël Ramonet: autre dimention, Claude et Mauricette Schneider: vrai, Aubert de Villaine: sensuel
Consulta dove si trovano le parcelle dei vari proprietari
Lasciandoci alle spalle il Clos de Vougeot attraversiamo dapprima il settore di Flagey-Échezeaux dove si trovano i Grands Crus di Echezeaux e Grands Echezeaux, vigneti sottovalutati per la presenza nelle vicinanze dei grandissimi Grands Crus di Vosne-Romanée. Le denominazioni di Vosne-Romanée sono attribuite ai vini rossi prodotti nell’omonimo comune e in quello vicino di Flagey-Échezeaux.
Il villaggio di Vosne-Romanée visto dai Grands Crus che lo sovrastano
Il vigneto si sviluppa su deboli pendenze ad un’altezza compresa tra i 235 metri, livello della N74, e i 350. Vosne faceva parte del priorato
di Saint Vivant ed era sede della tenuta di caccia dei Duchi di Borgogna. Dal 1865 a Vosne è stato associato il nome di “Romanée” uno dei crus più importanti del comune. Anche se le denominazioni
comunali e Premiers Crus occupano circa 160 ettari di pregiati terreni, l’area è mondialmente riconosciuta per la presenza di ben 6 Grands Crus: Romanée-Conti, La Romanée, Romanée-Saint-Vivant,
Richebourg, La Tâche. Questi, unitamente ad alcuni ottimi Premiers Crus, si snodano nella fascia centrale della collina che sovrasta il villaggio su un terreno di origine
calcarea.
I vini di Vosne-Romane simboleggiano l’eleganza dominando per morbidezza e sostenuti da tannini abbastanza discreti
e da un’acidità poco marcata. Vini succosi dotati di una bella persistenza finale, sviluppando note di ciliegia, fragola e sottobosco.
La cartina di Vosne-Romanée
Romanée-Conti
Nell’ottobre del 1241 una dozzina di monaci del priorato di Saint-Vivant si riunirono in consiglio e decisero di
vendere il Cros des Cloux, una parcella che costituiva la parte ovest delle vigne del Cloux de Saint-Vivant, ricevuto un secolo prima in donazione dai Duchi di Borgogna. Questo appezzamento fu
poi conosciuto, in seguito, con il nome di Romanée-Conti. Questo avvenne nel 1760 quando Louis-François de Bourbon, principe di Conti, acquistò una piccola parcella della Romanée. Già nel 1791
risultano dei documenti che descrivono e lodano, in modo inusuale per l’epoca, la personalità del vino prodotto “La Romanée-Conti è un pezzo di vigna celebre per la qualità dei vini prodotti, si
trova nel territorio viticolo di Vosne in posizione vantaggiosa per ottenere frutti di perfetta maturità…”. Oggi l’intera superficie è di proprietà del Domaine de La Romanée-Conti, gli 1.8 ettari
si situano nel settore a sud del villaggio, in media collina a un’altitudine di 260 metri. Le viti hanno un’età media di 40 anni, sono poste su lievi pendenze perfettamente rivolti verso levante.
Il suo suolo è bruno-calcareo, ferruginoso e dotato di argilla di buona qualità, questo sottile strato è depositato su dure rocce calcaree ben resistenti all’erosione. Questo sublime territorio
da straordinari, rari e costosissimi vini che evolvono in note che evocano la ciliegia, la violetta, rosa canina e petali di rosa. La sua nobiltà genera una struttura tannica setosa ed elegante
paragonabile a nessun altro vino; la perfetta armonia raggiunta con la maturazione è garantita anche quando è frutto da una piccola annata.
La
Romanè-Conti, Richebourg e la vallata che si apre alle loro spalle
La Romanée
Il nome di La Romanée, utilizzato per designare questa piccola parcella, apparve solo nel 1651. Fu Louis
Liger-Belair, nel 1826, che raggruppò altre sei piccole parcelle contigue definendole con l’attuale nome. Per lungo tempo fu confuso con il confinante La Romanée-Conti anche se queste due
parcelle nel corso della storia hanno avuto destini ben separati. La vicinanza non impedisce di distinguere varie diversità del territorio, caratteristiche che saranno espresse dai vini.
Sovrastando La Romanée-Conti è situato su pendenze maggiori (12%), l’altezza più elevata raggiunge i 280 metri. I suoli sono abbastanza simili, meno argillosi e più sassosi in superficie, per
limitare i rischi d’erosione le vigne sono state piantate perpendicolarmente alle pendenze. I suoi 0.85 ettari rappresentano la denominazione francese meno estesa e tuttora di proprietà della
famiglia Liger-Belair. Il vino associa consistenza ed eleganza che lo rende già gradevole in prima giovinezza, con l’invecchiamento evolve in tutta la sua ampiezza, una miriade di sensazioni che
si propongono con grazia. L’entrata è morbida per poi lasciare spazio a un’eccellente materia e a una struttura tannica di grande qualità.
Lavori in vigna
alla Romanée di Louis-Michel Belair
La Tâche
La denominazione La Tâche è la più a sud dell’intera Côte de Nuits, appartenne fino alla Rivoluzione francese ai
monaci di Saint Denis de Nuits che allora dipendeva dalla diocesi di Autun. Dopo la vendita i nuovi proprietari del vigneto storico, che allora era di circa 1.5 ettari, furono autorizzati, per
decisione giudiziaria, ad aggiungere la parte più grande del vicino vigneto Gaudichots che già possedevano. Trae il proprio nome probabilmente dall’espressione “tâcheron” che designa un operaio
che si occupa di una vigna in cambio di un salario. La superficie attuale è di poco superiore ai 6 ettari tutti di proprietà del Domaine Romanée-Conti. Presenta una debole inclinazione,
un’esposizione perfetta e un suolo ciottoloso che gli assicura un eccellente drenaggio. I vini si distinguono per aromi complessi caratterizzati da una fine nota di liquirizia, al gusto presenta
estrema consistenza fusa, anche in fase giovanile, con una struttura vellutata e untuosa, sensazioni difficilmente riscontrabili con altri. La Tâche è, con Richebourg, Bonnes-Mares, Clos de Tart
e Chambertin, capace di produrre una longevità straordinaria, assicurata da una notevole freschezza e da una mineralità di grande razza.
La Grande Rue
Dall’epoca gallo-romana la parcella, denominata oggi La Grande Rue, accoglie la coltura della vite. Nel 1450 è
citato per la prima volta con una superficie di circa un ettaro associato ad alcune più piccole per una superficie totale vicina a quella attuale. Dopo vari passaggi di proprietà l’intera
parcella fu acquisita da Henri Lamarche nel 1933. Non essendo stata inserita, negli anni ‘30, tra le denominazioni Grands Crus la famiglia Lamarche sollecitò, nel 1984, un nuovo statuto. La prima
vendemmia classificata Grands Crus fu quella del 1991. Il vigneto si estende tra La Tâche e le tre Romanée, separata esclusivamente da una piccola strada che segna una sensibile differenza di
territorio. Si è su un sotto-strato identico con variazioni dovute allo sviluppo verticale del vigneto. I vini presentano un bel colore rubino con eleganti aromi che evocano la violetta e la
fragola, sfumature che con l’invecchiamento danno un bouquet di grandi complessità. L’attacco è morbido e consistente, un po’ duro nella prima gioventù, caratteristica che assicura un buon
invecchiamento. La struttura tannica necessità del tempo per sviluppare eleganza e finezza.
La Grande Rue (a
sinistra), Romanée-Conti (a destra), Romanée (sopra), ... racchiusi in un fazzoletto
Richebourg
La specificazione Richebourg apparve per la prima volta nel 1512, prima questa parcella, interamente di proprietà
del monastero di Saint-Vivant, era conosciuta con il nome di La Gueuppe. Fu smembrata e divisa tra varie comunità religiose, tra cui l’abbazia di Cîteaux che contribuì ad elevarne la gloria. I
monaci cistercensi si occuparono direttamente della lavorazione della vigna, delle raccolte e della vinificazione che avveniva nelle cantine del Castello di Clos de Vougeot. Venduta, dopo la
Rivoluzione, come bene nazionale fu acquisita da un uomo d’affari parigino che la suddivise tra parecchie famiglie locali, questo spiega l’attuale divisione tra una dozzina di proprietari. Nel
1924 alla parcella originale è aggiunta quella sottostante di Les Varoilles-sous-Richebourg, portando la superficie totale a poco più di 8 ettari. Superficie confermata nel 1936 con
l’attribuzione della denominazione Grand Cru. È il più a nord dei Grands Crus di Vosne, è idealmente situato in media collina è separato da La Romanée e da Romanée-Conti da un sentiero. Poggia su
un sottile strato, che raramente supera i 30 centimetri, vegetale e argilloso frammisto a detriti sassosi. Si noterà una piccola differenza tra le due parcelle che lo compongono: Les Véroilles è
prevalentemente orientato verso est, nord/est esposto alle correnti d’aria che provengono dalla vicina vallata, questa differenza determina una maturazione ritardata degli acini, sempre di ottima
qualità, ma un po’ meno ricchi di zuccheri rispetto a Richebourg. Il colore dei vini è sempre molto sostenuto anche in annate difficili, il naso è di rara generosità miscela note di fragola,
violetta e speziate tutte racchiuse in un’elegante mineralità. In bocca è opulento, si libera in tutta la sua ampiezza con il passare degli anni, la struttura tannica evolve in tutta la sua
eleganza, caratteristica del grande territorio di Vosne. Richebourg si avvicina alla setosità estrema della Romanée-Conti e al vigore ineguagliabile della
Tâche.
La croce di Richebourg
che commemora le famiglie De Villaine e Leroy
Romanée-Saint Vivant
Il terreno che diede origine all’attuale Romanée-Saint Vivant fu impiantato già dai Romani, ma furono i benedettini
dell’abbazia di Saint Vivant che resero emblematico questo vigneto della Côte. L’abbazia fu creata nel IX secolo dai monaci venuti da Vendée, cacciati dai Normanni furono accolti dal signore di
Vergy che disponeva di una grande fortezza nelle Hautes Côtes. Nel XII secolo questo monastero ereditò alcune terre incolte di Vosne, terre che, rimesse in cultura, vari decenni più tardi daranno
origine a questo rinomato Grand Cru. Come tutte le proprietà ecclesiastiche fu sequestrato e messo in vendita dopo la Rivoluzione francese e acquistato all’asta da Nicolas-Joseph Marey. Il
Domaine de la Romanée-Conti acquistò 5 dei 9 ettari nel 1988 divenendone il maggiore proprietario. Situato sotto la Romanée-Conti e Richebourg dispone di leggere pendenze rivolte verso est, il
suolo è formato da roccia marina calcarea ricoperta da terre brune, argillose e ricche di calcare attivo. I vini sono di grande vigore, sempre un po’ austeri in gioventù, liberano tutte le loro
complessità con il tempo. In questo periodo la sua struttura si sviluppa grazie a una pregiata mineralità e a una grande morbidezza, caratteristiche che sono in grado di durare vari
decenni.
A Gevrey-Chambertin inizia veramente quella che è definita la Côte des Grands Crus della Côte d’Or. La località si situa all’estremità nord della Côte de Nuits, al limite della
zona di perfetta maturazione del Pinot Nero. Questo comune di 3′200 abitanti fu il primo, nel 1847, a ricevere l’autorizzazione ad associare il proprio nome con quello del vigneto più famoso:
Chambertin. Con oltre 450 ettari complessivi rappresenta uno dei comuni della Côte più vitati.
Clos Saint Jacques il 1er cru più prestigioso nella zona di Lavaux
La denominazione Gevrey-Chambertin è data esclusivamente ai vini rossi prodotti nell’omonimo comune e in quello vicino di Brochon. L’area usufruisce di un clima di tipo continentale con estati
calde e autunni secchi, beneficia pure dell’effetto dei venti secchi che soffiano da nord e umidi che invece provengono da sud. Le vigne si sviluppano sui due lati della vallata di Lavaux da cui
scendono le correnti fredde notturne che determinano una forte escursione termica molto gradita al Pinot Nero.
Le denominazioni Premiers Crus si estendono a nord dell’ abitato in quella che viene detta la Côte de Saint-Jacques,
zona dove le vigne salgono fino ai 350 metri di altezza. Dalla parte opposta in direzione sud si apre la Côte des Grands Crus dove sono compresi ben 9 dei 24 dei vigneti più rinomati della Côte
de Nuits. Sono tutti raggruppati tra il villaggio e il confine con Morey-St. Denis divisi da una strada panoramica chiamata Rue de Grands Crus. Sopra la strada (altezza compresa tra i 275 e i 300
metri) sfilano in successione Mazis, Ruchottes (situato sopra Mazis), Clos de Bèze, Chambertin e Latricières. Tutti questi famosi vigneti hanno leggere pendenze e un sotto-suolo composto da
roccia calcarea sul quale poggia un sottile strato di terra, talvolta neanche sufficiente a ricoprirla. Sotto la strada si dispongono: i “climat” di Chapelle, Griotte, Charmes e Mazoyères. Qui le
pendenze sono ancora inferiori, lo strato che ricopre la roccia è di maggiore spessore e frammisto a ciottoli.
La cartina di Gevrey-Chambertin
I vini in genere sono molto colorati, l’espressione aromatica è intensa con note che evocano le bacche di cassis e altri piccoli frutti rossi e neri, note animali, pelliccia e sottobosco. Sono
potenti, associano i loro tannini a una abbondante morbidezza e un freschezza di buon livello. Nell’insieme sono vini solidi. Prodotti per durare nel tempo trovano il giusto equilibrio tra 5 ei
15 anni, ma nelle grandi annate un grande Chambertin afferma tutta la sua superiorità verso i 30 anni dalla vendemmia.
Chambertin
Chambertin è il più celebre tra i crus di Gevrey, 12.9 ettari di vigna che furono “il campo di un certo Bertin”. I Burgundi arrivarono qui nel V secolo per una occupazione pacifica, uno di questi
possedeva un campo adiacente a Clos de Bèze, il suo nome era Bertin e la sua proprietà fu battezzata “Champs de Bertin”. Si riporta che sull’esempio dei monaci suoi vicini Bertin decide di
coltivare il proprio appezzamento a vigna e di utilizzare gli stessi vitigni. Documenti del 1566 rilevano l’esistenza di un Grand Chambertin di circa 8.5 ettari e di un Petit Chambertin di circa
4.5 ettari, il totale di queste due aree corrisponde alla superficie attuale. Nel XVIII secolo questo vino è considerato il migliore vino della Borgogna. È compreso tra la zona boschiva che
occupa la parte superiore della collina, la strada denominata Rue des Grands Crus, Latricieres a sud e Clos-de-Bèze a nord ad un’altezza compresa tra i 270 e i 280 metri. Ha pendenze meno
importanti rispetto al vicino e benché sia di piccole dimensioni le caratteristiche microclimatiche non sono omogenee. Le correnti d’aria fredda possono influire sul periodo di maturità delle
uve, i venti freddi che vanno a scomparire totalmente nella parte nord del vigneto, al confine con il Clos de Bèze, permettono la giusta maturazione delle uve con una settimana d’anticipo.
Perfettamente rivolto verso levante beneficia perfettamente dei primo raggi mattutini, poggia su un suolo di roccia calcarea rivestito da un fine strato di detriti e di terre brune le più adatte
al Pinot Nero. I 12.9 ettari sono divisi tra 21 produttori, con parcelle minime di 0.05 ettari come quella posseduta da Dugat-Py e Thomas-Moillard fino ad una superficie massima di 1.95 ettari di
proprietà del Domaine Rousseau.La parcella di Chambertin del Domaine copre una superficie di 1.6 ettari, vigne con un’età media di 55 anni (piantate tra il 1920 e il 2002), la loro densità è
elevatissima 12′500 ceppi per ettaro. I vini danno prova di grande forza, personalità e struttura, nelle migliori annate raggiungono l’ideale equilibrio solo dopo 15-15 anni permettendo poi al
vino si durare vari decenni.
Le vigne di proprietà di Jacques Prieur
Chambertin-Clos de Bèze
Chambertin-Clos de Bèze segue per notorietà il confinante Chambertin, fu istituito attorno al 640 dai monaci
dell’abbazia di Bèze. Il vecchio Clos, una volta circondato da muri per delimitarne il perimetro, si estende su 15 ettari. È rivolto verso est, le pendenze sono moderate ma leggermente maggiori
rispetto all’illustre vicino, questo gli permette di avere un drenaggio perfetto e un eccellente esposizione ai raggi solari. Il sotto suolo è formato dalla classica roccia calcarea ricoperta,
nella parte alta, da terre bianche e da una marna; scendendo il suolo è bruno e ricco di sali minerali. I venti da nord permettono l’ideale ventilazione proteggendo l’area dai venti provenienti
da ovest portatori di pioggia. È frazionato in 15 diverse proprietà tra queste spicca, per estensione, quella del Domaine Pierre Damoy che ne possiede circa 5 ettari. Già nel 1855 Jules Lavalle
descriveva la qualità eccezionale di questi vini. Oggi sono caratterizzati da grande finezza, complessità e da una rara intensità, la sua delicatezza è paragonabile a quella di Musigny. Miscelano
la grazia al vigore, associano la fermezza e la forza alla finezza e alla delicatezza. I vini di questa denominazione sono pure autorizzati alla denominazione Chambertin.
Le vigne a inizio maggio
Latricières-Chambertin
Latricières-Chambertin è il più prolungamento verso sud di Chambertin confinando con Clos-de-la-Roche, il primo Grand Cru di Morey-St.-Denis. L’etimologia del termine latino “tricae” indica
questo luogo “di poco valere dove la propria terra non è fertile”. Infatti il suolo è poco profondo e magro condizioni che si potevano adattare esclusivamente alla cultura della vigna. I suoi 7
ettari sono suddivisi tra 9 proprietari che dispongono di appezzamenti che variano da 1.5 e 0.16 ettari. Come Chambertin questi vini associano grazia e vigore, forza e delicatezza emanando un
bouquet di grandi complessità. Come Chambertin necessitano di anni per sviluppare tutte le sensazioni. Al gusto sono di grande equilibrio tra tannini, acidità e morbidezza.

La proprietà della famiglia Rémy
Charmes-Chambertin
L’unione di Charmes e Mazoyères rappresenta il vigneto più grande di Gevrey, entrambi i climat sono autorizzati all’utilizzo del nome Chermes-Chambertin più facile da memorizzare rendendolo il
più popolare ed accessibile. La superficie totale è poco più di 30 ettari (Charmes 12.3 e Mazoyères 18.6 ettari), dimensione che corrisponde, dopo Clos de Vougeot, al secondo Grand Crus della
Côte de Nuits. Visto l’ampiezza è il più difficile da descrivere e definire in quanto le variazioni del terreno, cultura e vinificazione influenzano la qualità e la tipicità dei vini. È
situato tra la Rue des Grands Crus e la strada N74 ai piedi della collina beneficia nella zona al confine con Morey-Saint Denis. Charmes confina a nord con Griottes, le terre sono rosse, ricche
di ciottoli e ferro. Questi terreni permettono alle radici delle vigne di scendere in profondità per trovare il loro nutrimento, dando origine a vigne di grande longevità alcune delle quali sono
state piantate nel 1881. Gode di un’ottima esposizione al sole ma è completamente esposto alla circolazione dei venti freddi, questo permette di affermare che le parcelle migliori sono quelle che
si trovano nella parte alta al bordo della Rue des Grands Cru. I vini sono sempre molto colorati con sfumature violacee in gioventù, consistenti e carnosi, la struttura è marcata da una
grande eleganza con tannini di personalità che ne fanno un vino maschio. Con l’invecchiamento il loro bouquet evolve in accenti violetta, liquirizia, vaniglia, grani di caffè; texture diventa
vellutata e densa, la lunghezza di impressionante persistenza. Mazoyeres si estende verso sud, il nome trae origine da una piccola baracca situata anticamente nel vigneto. Dal 1938 la
legislazione autorizza i vini qui prodotti all’uso della denominazione Chermes-Chambertin. Il suolo è formato da uno strato di 30-35 centimetri di spessore composto da sassi situato sopra la
roccia. La situazione geografica gli conferisce un microclima che differenzia nettamente da Chermes, è dunque un grave errore aver permesso ai Mazoyères di prendere il nome di Chermes. I vini
della parte alta del vigneto offrono una evidente finezza, mentre dalle vigne della parte inferiore, quella che tocca la nazionale N74, originano vini di maggiore struttura e carnosità. I vini
sono ricchi, consistenti e vellutati, adatti al lungo invecchiamento quando l’annata lo permette.
Griotte-Chambertin
Griotte-Chambertin è un piccolissimo vigneto di quasi 3 ettari, si situa sul prolungamento di la Chappel nel settore sotto la strada. Già nel 1828 si leggeva su dei documenti “En Griotte”, il
nome deriva da “Crai” termine che designa un terreno sassoso formato da ciottoli e uno strato argilloso. È situato in una depressione, si pensa che fu creato da una meteorite. Il suolo è magro e
poco profondo, non più di trenta centimetri, dove in certi luoghi affiora la roccia. Usufruisce del microclima più caldo di tutti i Grands Crus di Gevrey-Chambertin traducendosi con un periodo
anticipato di maturazione degli acini di 5-6 giorni rispetto agli altri. La parcella più estesa è di 1.6 ettari ed è di proprietà del Domaine del Chezeaus, altri cinque aziende si dividono la
superficie con appezzamenti non superiori al mezzo ettaro. I vini prodotti sono femminili e gentili è infatti il vino che da la migliore espressione in gioventù, questo grazie al perfetto tra
tannini, acidità e morbidezza. Con l’invecchiamento esprimerà un ottimo complessità caratterizzate da un’imitabile mineralità.
Chappelle-Chambertin
Chappelle-Chambertin è il primo climat Grand Cru che incontriamo sulla parte desta della strada. Il nome deriva dall’esistenza di una cappella più volte costruita e distrutta nel corso dei
secoli, ma distrutta definitivamente dopo la Rivoluzione Francese. L’esposizione è perfettamente verso est, le pendenze sono deboli ma sufficiente per ottenere un drenaggio ideale.
Chappelle-Chambertin è, con Griotte-Chambertin uno dei vini più sensuali della Borgogna. Presenta un corpo leggermente inferiore agli altri ma vanta una finezza straordinaria. Il bouquet ricorda
la rosa canina, la ciliegia, più fine che potente è il più “Chambolle” di Gevrey. È il meno conosciuto dei Grands Crus della zona in quanto i suoi sette produttori che si dividono i 5.5 ettari
vantano delle parcelle nei vigneti più prestigiosi di Gevrey.
Mazis-Chambertin
I 9 ettari di Mazis-Chambertin sono l’area Grands Crus più vicina all’abitato di Gevrey, probabilmente al suo interno esistevano delle case, infatti in dialetto locale il termine “masure” una
casa in rovina. Il vigneto è suddiviso in due sottozone (Les Mazis-Hauts e Les Mazis-Bas), conserva le tracce dei muri costruiti nell’antichità dai monaci, il suo sottosuolo è del tutto simile a
quello del confinante Clos-de-Bèze sempre caratterizzato da roccia calcarea e ricoperto da detriti e da un sottile strato di terra, spessore che varia da 1.5 metri della parte bassa sino 10
centimetri di quella alta. La sua altezza oscilla tra i 270 e i 280 metri, mentre la sua esposizione è perfettamente rivolta verso est. Vari proprietari si suddividono le 17 piccolissime
parcelle, infatti solo l’Hospices de Beaune ed il Domaine Faiveley possiedono degli appezzamenti superiori a un ettaro. I vini rivaleggiano per potenza e longevità con il suo vicino
Clos-de-Bèze. Di colore intenso, la sua tipicità è sottolineata da sfumature di rosa canina e frutta rossa note che evolvono con l’invecchiamento a note di cuoio e di tartufo. Al gusto sono
densi, opulenti e ben strutturati, i tannini sono ben marcati a cui fa seguito un finale armonioso. Vini che all’iniziano sono caratterizzati da una certa austerità ma che in seguito sviluppano
una grande personalità.
Mazis e Ruchotte-Chambertin, sullo sfondo la Combe de Lavaux
Ruchotte-Chambertin
Ruchottes-Chambertin apre a nord la prestigiosa area dei Grands Crus, zona chiusa a sud da La Tâche, al suo riguardo vi sono menzioni a partire dal 1508 anche se la vigna era già coltivata in
epoca gallo-romana. Situato sopra Mazis nella più alta e scoscesa della collina al limite con la zona boschiva prende il suo nome dalle rocce che affiorano e che rendono la cultura difficile e il
luogo ancora selvaggio. I poco più di 3.3 ettari sono in posizione ben ventilata ed esposti verso levante, caratteristiche che garantiscono raccolte di uve sane. Sono suddivisi in due sottozone
una definita Ruchette du Dessous e l’altra Ruchette du Bas. Mentre la parte superiore, di monopolio di Armand Rousseau, poggia su rocce ben visibili ed è sensibile alle gelate primaverili, quella
inferiore si trova su rocce ricoperte da un fine strato di terra e ciottoli. Le condizioni microclimatiche determinano un periodo di raccolta ritardato rispetto agli altri Grands Crus ma
sempre con uve ben mature e in perfetto stato sanitario. Il grado alcolico dei vini supera sempre i 12.5° con punte di 14° in alcuni anni, l’acidità è sempre spiccata fattore che garantisce un
bel equilibrio. Al naso sono di bella intensità, fini ed eleganti, la struttura è importante e il finale è lungo con ritorni speziati.
La Côte d’Or si
estende dai sobborghi di Digione fino a Santenay. È suddivisa tra la Côte de Nuits e la Côte de Beaune separate da un tratto nel quale le vigne cedono il passo a cave di marmo. Il suo nome fa
riferimento al colore oro che assumono le foglie dei vigneti nel periodo autunnale.
In autunno i vigneti della "Côte" diventano di colore
"Or"
Si sviluppa su una lunghezza di circa 50 chilometri, delimitata ad ovest da un’altopiano boscoso alla sommità delle
colline e dalla vallata del fiume Saône; larghezza che varia da 2 chilometri a poche centinaia di metri. Dal punto di vista geologico la storia della Borgogna ha inizio più di 150 milioni di anni
fa, nel periodo giurassico, periodo in cui si sono progressivamente depositati gli strati di roccia sedimentaria marina che oggi costituiscono il sottosuolo da cui il vigneto trae la propria
struttura. L’accumulo sovrapposto di roccia calcarea frammisto a conchiglie, stelle marine, … costituiscono oggi la base da cui le viti traggono il proprio sostentamento. L’erezione delle Alpi,
creatasi circa una sessantina di milioni anni fa, e l’erosione creata dal fiume Soâne hanno determinato la topografia dell’area dando origine alle dolci colline della Côte. L’insieme del vigneto
della Borgogna si trova sotto l’influsso di un clima continentale: con inverni freddi, gelate primaverili frequenti, estati calde con temperature a volte molto elevate. La situazione geografica
della Côte permette di rimediare in parte a questi inconvenienti non molto favorevoli alla vite. In effetti la direzione nord-sud dei vigneti e la loro posizione sulle colline che si elevano tra
i 200 metri e i 500 metri permettono di ripararsi dai venti freddi che soffiano da ovest e di approfittare al massimo dall’esposizione ai raggi solari.
La Côte de Nuits

La Côte de Beaune

L’area di maggiore vocazione alla viticoltura corrisponde alla fascia di media collina compresa tra la zona boschiva superiore ed il percorso della strada nazionale N74, zona situata ad
un’altezza tra i 200 e i 300 metri. Le denominazioni comunali o villages si trovano nella parte inferiore e in quella più alta della collina. La parte confinante con la statale è pianeggiante e
poco drenante, mentre la parte alta della collina ha delle pendenze più rilevanti ma spesso un’insufficiente irradiazione solare e una forte esposizione ai venti freddi, condizioni che non
favoriscono certo la migliore maturazione delle uve. Le zone dove la viticoltura trova le condizioni più favorevoli è compresa in media collina dove si sviluppano i migliori appezzamenti
classificati Premiers e Grands Crus. Al di fuori di queste zone i vini sono in genere leggeri, da consumare entro pochi anni e portano le varie diciture regionali.
La denominazione Hautes-Côtes de Nuits è attribuita ai vigneti, compresi tra i 300 ed 400 metri, che sovrastano i comuni di Nuits-Sait-Georges e Vosne-Romané; le Hautes-Côtes de Beuane si
sviluppano sull’altopiano che sovrasta la zona che porta da Pommard a Santenay. Sulle cime il clima è meno clemente e le uve raggiungono la maturazione con maggiore difficoltà. Ai vigneti sparsi
nella vallata ad est della N74 è attribuita invece la denominazione generica “Bourgogne”; nel fondo valle dove il suolo è di tipo alluvionale sono frequenti le gelate primaverili. I migliori
vigneti della Côte sono rivolti verso est e sud-est, sono quindi favoriti dall’esposizione del sole mattutino che riscalda gradatamente il terreno trattenendolo tutto il giorno e protetti dai
venti di sud-ovest che portano le piogge. In pochi posti al mondo le caratteristiche del suolo riesce ad influenzare in questo modo i vini prodotti, si dice che il suolo cambia ad ogni passo,
infatti i vari strati di diversa composizione si sovrappongono l’un l’altro emergendo a seconda dell’altezza del vigneto.
In Borgogna si è puntato sulle differenze del proprio territorio a conferma di quanto i monaci stabilirono vari secoli prima. “Grands Crus, Premiers Crus e Village” le differenze sono così
evidenti ?
La Côte d’Or è un mosaico di suoli e di microclimi che giustificano la diversità delle varie paracelle. Nel XVIII
secolo i benedettini hanno istituito una classificazione dei vigneti in base al loro potenziale qualitativo. In quell’epoca il monaco Dom Denise cita: “… le vigne che producono i migliori vini
della Borgogna sono coltivate in bassa e media collina su dolci pendenza …”. I Grands Crus corrispondono alle terre talvolta più calde, meglio drenate e più ventilate, dove le nevi si sciolgono
prima. Con il termine “climat” sono indicati dei vigneti registrati a catasto la cui etimologia indica condizioni geologiche (Criot, Perrières, Clos de la Roche, …), vegetative (Griottes,
Genevrières, …), climatiche (Follots, Folatières, …), topografiche (Combottes), … La loro gerarchia è unica al mondo, il primo tentativo di una classificazione risale al 1827, anche se fino al XX
secolo non si distingueva tra Grands Crus e Premiers Crus, ma si riconosceva la superiorità di alcuni vigneti. Nel 1855 Jules Lavalle pubblica “Storia e statistiche delle vigne e dei grandi vini
della Côte d’Or”, dove si distingueva tra le “Tête de Cuvées”, le “Premièrs Cuvées”, le “Deuxièmes Cuvées” e le “Trosièmes Cuvées”. Sono riconosciuti tra le “Tête de Cuvées” i vigneti, già
reputati dai monaci Benedettini e Cistercensi, destinati alla produzione di vini eccezionali: Chambertin e Chambertin-Clos de Bèze, Clos de Tart, Musigny, Clos de Vougeot, Richebourg, Romanée
Conti, Montrachet, …. Non tutti i vigneti allora compresi in questa categoria hanno acquisito il titolo di Grands Crus nella classificazione attualmente in vigore e risalente al 1936. L’Institut
National des Appellations d’Origine (INAO) è l’organo preposto alla sorveglianza delle norme di qualità e del disciplinare di produzione. Questo determina l’uso delle varietà classiche come il
Pinot Nero e lo Chardonnay; il rendimento per ettaro delle vigne varia da 35 hl, per le migliori, fino a 60 hl per le cuvée più generiche. È suddivisa in denominazioni Regionali, Comunali, 1er
Crus e Grands Crus per un totale di 100 “appellations” circa ¼ di tutte quelle esistenti in Francia.
“Appellations regionali”
Rappresentano il 53% della produzione totale, permettono la produzione di vini con uve raccolte nelle aree di minor pregio di tutto il territorio regionale, generalmente sono vini semplici,
leggeri da consumare nell’arco di alcuni anni. Possono essere specificati il vitigno (Bourgogne Aligoté, …), il metodo di elaborazione (Crémant de Bourgogne) o la sotto-zona di provenienza
(Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits o Hautes-Côtes de Beaune).
Numero: 23
Produzione: 54.5%
Rendimento rossi: 55 hl
Rendimento bianchi: 60 hl
“Appellations Villages”
Nuits-Saint-Georges, Gevrey-Chambertin, Meursault, … vari villaggi danno il loro nome ai vini le cui uve sono vendemmiate nelle delimitazioni territoriali. Rappresentano circa il 30% dell’intera
produzione, le cuvées possono essere il frutto di varie parcelle o di un unico vigneto. In alcune denominazioni il nome del vigneto si può essere specificato in etichetta accanto a quello del
comune (es. AOC Meursault Les Narvaux). Per non creare confusione il loro nome sarà indicato con un carattere più piccolo rispetto dei Premiers Crus. Le migliori versioni sono in grado di
esprimere buone complessità e di sviluppare il loro potenziale tra i 4 e i 10 anni.”Appellations Premiers Crus”I migliori vigneti comunali possono fregiarsi del titolo di Premiers Crus. Non tutti
danno ottimi vini, ma alcuni di questi (Beaune Clos des Mouches, Puligny-Montrachet Les Pucelles, Chambolle-Musigny Les Amoureuses, Meursault Les Perrières, …), forti di un grande potenziale,
possono rivaleggiare con i migliori Grands Crus. In generale sono appezzamenti che godono di condizioni climatiche favorevoli, spesso sono in grado di esprimere le caratteristiche dei loro
terreni. In etichetta sono specificati sia il nome della denominazione comunale sia quello del vigneto di provenienza. Qualora fosse presentata esclusivamente la dicitura “Premier Cru” il vino è
frutto di un assemblaggio di più vigneti dello stesso livello.
Denominazioni Comunali o Villages
Numero: 44
Produzione: 30%
Denominazioni 1ers Crus
Numero: 570
Produzione: 15%
Rendimento rossi: 40 hl
Rendimento bianchi: 45 hl
“Appellations Grands Crus”
Il meglio della produzione corrisponde alle denominazioni Grands Crus. Rappresentano solamente il 2% dell’intera produzione, sono raggruppati i migliori 33 vigneti situati, salvo Chablis, tutti
nella Côte d’Or. Clos de Vougeot, Musigny, Richebourg, Chambertin, Romanée-Conti, … sono vigneti di grande fama internazionale, dove solo il loro nome basta a qualificarli. In etichetta è
riportato esclusivamente il nome del vigneto senza specificare quello del comune. Vari comuni nel corso della storia hanno aggiunto il proprio nome a quello dei loro migliori vigneti, infatti a
Chambolle è stato aggiunto quello di Musigny, a Gevrey quello di Chambertin, a Puligny quello di Montrachet, … I migliori di questi vini sono in grado di esprimere e di valorizzare le
caratteristiche del “terroir” di ogni singolo vigneto o addirittura di ogni singola parcella.
Numero: 33
Produzione: 2%
Rendimento rossi: 35 hl
Rendimento bianchi: 40 hl
Il villaggio di Vougeot, abitato da poche anime, è legato a filo diretto con l’omonimo e rinnomatissimo “Clos”. Si estende ai
piedi del castello, fu fondato nel IX secolo e prende il suo nome dalla Vouge un piccolo corso d’acqua che separa il comune da Chambolle-Musigny.
Château de la Tour e Château
de Clos de Vougeot, dietro
La superficie di Vougeot occupa poco più di 67 ettari di cui 50 sono occupati dalla denominazione Grand Cru. Questo lascia poco spazio alla denominazione comunale, rendendola la più piccola della
Côte de Nuits. La rinomanza e la forte identificazione del Clos de Vougeot con il comune, spesso, ci porta a dimenticare che nel territorio sono elaborate alcune buone denominazioni Premiers Crus
e dei rari vini bianchi. Quando, nel 1098, l’abbazia di Cîteaux fu creata solo le parcelle della parte alta dell’attuale Clos de Vougeot erano già conosciute e
valorizzate.
Nel secolo successivo varie donazioni
contribuirono a portare la superficie sino agli attuali 50.6 ettari rendendolo il più vasto vigneto Grand Cru della Côte de Nuits. Sovrastato a nord dal Musigny e a sud da Grand- Echézeaux,
circonda l’omonimo castello costruito dai monaci a partire dall’anno 1150 per onorare l’abate di Cîteaux. Restò di loro proprietà sino al 1791 quando fu dichiarato “bene nazionale” e in seguito
venduto. Dopo vari passaggi di proprietà fu ceduto da Ètienne Camuzet alla Confrérie des Chevalier du Tastevin nel 1944. Oggi visitandolo si possono ancora osservare quattro grandi presse
originali conservate in buono stato e, una di queste, restaurata e messa in funzione per celebrare il periodo della vendemmia. Per delimitare i confini del vigneto i monaci costruirono un muro
perimetrale, tuttora esistente, raccogliendo le pietre nel vicino terreno, inseguito divenuto un vigneto Premier Cru e denominato Clos de la Perrière. Rimase di un unico proprietario fino al 1889
quando sei commercianti acquistarono il terreno dando inizio al primo frazionamento in varie parcelle. Di dimensioni eccezionali per un Grand Cru, si estende su leggere pendenze (3-4%) ad
un’altezza compresa tra i 240 e i 265 metri; oggi è suddiviso in più di 80 parcelle di proprietà diverse, aziende che, salvo Château de la Tour, vinificano i loro vini al di fuori delle mura di
cinta.
Le sotto-zone del Clos de
Vougeot
Già all’epoca i monaci Cistercensi avevano sviluppato le diverse potenzialità delle varie parcelle producendo tre diverse cuvées. Infatti a seconda dell’altezza la composizione dei terreni varia
molto permettendo di elaborare vini di carattere e complessità diverse. Nella parte alta del vigneto al livello del castello e confinante con Musigny si situano le parcelle con i migliori terreni
(Musigni, Garenne e Plante Labbeé, Grande e Petit Maupertui, …) da cui erano vendemmiate le uve destinate alla “Cuvée des Papes”.Con le uve provenienti dalla parte media producevano la “Cuvée des
Rois”, mentre dalla parte bassa, ritenuta meno favorevole, si otteneva la Cuvée des moines”. Ancora oggi dalla parte superiore del Clos si ottengono i vini più complessi e di maggiore
personalità. Dalla parte centrale si ottengono vini di ottima finezza e allo stesso tempo di buona potenza; dalla parte bassa si ottengono vini di grande consistenza. Le parcelle che confinano
con la strada N74, essendo su terreni piatti, presentano difficoltà di drenaggio favorendo l’accumulo di acqua, infatti in altri comuni questi terreni sono destinati alle denominazioni comunali.
Gli assemblaggi tra i tre settori danno vini molto complessi, tra i più consistenti della côte capaci d’invecchiare, come attesta un Clos dell’annata 1865 degustato a Beaune nell’ottobre 2004.
Oggi le migliori cuvées offrono vini magnifici per eleganza e struttura, contraddistinti da note di ciliegia nera, prugna e spezie, con l’invecchiamento evolvono caratterizzati da una struttura
tannica vellutata. In generale i vini prodotti sono frutto di assemblaggi di varie parcelle, ma negli ultimi anni alcuni produttori che vantano lotti nelle zone alte più pregiate elaborano dei
crus nel cru, l’esempio e dato da Anne Gros che produce un Clos de Vougeot Maupertui e dal Domanine Gros Frère & Sœur che presenta un Clos de Vougeot Musigni.
L'entrata del castello
Monumento nazionale
L'interno del castello
Le cantine della Confrerie des Chevalier du Tastevin
Chambertin è il più celebre tra i crus di Gevrey, 12.9 ettari di vigna che furono "il campo di un certo Bertin". I Burgundi arrivarono qui nel V secolo per una occupazione pacifica, uno di questi
possedeva un campo adiacente a Clos de Bèze, il suo nome era Bertin e la sua proprietà fu battezzata "Champs de Bertin". Si riporta che sull'esempio dei monaci suoi vicini Bertin decide di
coltivare il proprio appezzamento a vigna e di utilizzare gli stessi vitigni. Documenti del 1566 rilevano l'esistenza di un Grand Chambertin di circa 8.5 ettari e di un Petit Chambertin di circa
4.5 ettari, il totale di queste due aree corrisponde alla superficie attuale. Nel XVIII secolo questo vino è considerato il migliore vino della Borgogna. È compreso tra la zona boschiva che
occupa la parte superiore della collina, la strada denominata Rue des Grands Crus, Latricieres a sud e Clos-de-Bèze a nord ad un'altezza compresa tra i 270 e i 280 metri. Ha pendenze meno
importanti rispetto al vicino e benché sia di piccole dimensioni le caratteristiche microclimatiche non sono omogenee. Le correnti d'aria fredda possono influire sul periodo di maturità delle
uve, i venti freddi che vanno a scomparire totalmente nella parte nord del vigneto, al confine con il Clos de Bèze, permettono la giusta maturazione delle uve con una settimana d'anticipo.
Perfettamente rivolto verso levante beneficia perfettamente dei primo raggi mattutini, poggia su un suolo di roccia calcarea rivestito da un fine strato di detriti e di terre brune le più adatte
al Pinot Nero. I 12.9 ettari sono divisi tra 21 produttori, con parcelle minime di 0.05 ettari come quella posseduta da Dugat-Py e Thomas-Moillard fino ad una superficie massima di 1.95 ettari di
proprietà del Domaine Rousseau.
Superficie: 12.9 ha.
Vini: Pinot nero
Bottiglie prodotte: 63'000
Veduta dello Chambertin
La cartina dei Grands Crus di
Gevrey-Chambertin
Chambertin Grand Cru - Domaine Rossignol-Trapet a Gevrey-Chambertin
La parcella di proprietà del Domaine copre una superficie di 1.6 ettari, vigne con un'età media di 55 anni (piantate tra il 1920 e il 2002), la loro densità è elevatissima 12′500 ceppi per
ettaro. È sicuramente, con quella del cugino Jean-Louis Trapet e di Eric Rousseau, la versione di maggiore prestigio della denominazione, un vino che nelle migliori annate è considerato
"monumentale".
Millesimo 2008: (campione dalla botte)
Il campione degustato è solo in fase embrionale ma evidenzia carattere e potenzialità. I tannini sono maturi e, benchè intensi, eleganti, il tutto accomapagnato da un'acidità che ne traccerà
la via; il finale lascia una lunghissima scia.
Millesimo 2006:
La forza e l'eleganza di questo vino è sublime anche se ancora reticente a mostrarsi, con il tempo esprime un fondo floreale, mora, mirtilli e minerale con sfumature boisè accativanti. In bocca è
suntuoso, l'attacco ha grande energia, freschezza ed eleganza, l'unione di queste sensazioni dà un finale di incredibile seduzione. Dopo la straordinaria vendemmia 2005 una grande conferma.
Superbo.
Millesimo 2004:
In un'annata irregolare si è dovuto selezionare con grande severità per ottenere un vino di alto livello. Il
risultato è stato, come sempre, impeccabile, un vino meno potente ma di grande eleganza e finezza. L'attacco è delicato seguito da una bellissima progressione, i tannini setosi sono perfettamente
integrati nella struttura, il finale è di grande equilibrio con una bellissima vena minerale. Armonioso.
Nicolas Rossignol
Chambertin Grand Cru - Domaine Trapet Père & Fils a Gevrey-Chambertin
Questo vino non ha bisogno di presentazioni, la prima parcella di 1 ettaro fu acquistata da Arthur Trapet nel 1919 superficie poi estesa con l'acquisto di altre due
parcelle. I loro filari corrono dal basso all'alto della denominazione riflettendo tutte le diversità dei suoli.
Millesimo 2007: (campione dalla botte)
Ha fascino, è intrigante, un vino che va alla ricerca della giusta armonia. Tutte le componenti necessarie sono presenti con forza ed eleganza. A tra 10 anni "monsieur le Chambertin".
Millesimo 2004:
Non è l'annata monumentale del 2005 quindi più piacevole da degustare in questa fase, sa esprimere eleganza e finezza. Al primo approccio è chiuso poi seducente, ha una bella struttura e sviluppa
tannini maturi, è ben rinfrescato e saporito. Molto buono
Madame TrapetNote di fiori, di piccoli frutti rossi, d'agrumi, minerali, ...
I vini della Borgogna hanno un’affascinante capacità a sviluppare un vasto ventaglio aromatico, l'espressione del terroir e le caratteristiche dei vitigni, ora tocca all'appassionato percepirne tutte le sfumature.
Gli aromi dei vini bianchi
Note di frutta fresca: pera, pesca, banana, mela, pompelmo, limone, ... questi aromi si sviluppano nei vini giovani, soprattutto quelli di agrumi (arancia e limone) che ne determinano la
freschezza e la vivacità. I vini nati dallo chardonnay, la grande maggioranza dei bianchi borgognoni, rivelano i propri aromi con generosità e
finezza. Più saranno prodotti da uve mature più esprimeranno un carattere esotico e confit.
Note vegetali: tiglio, felce, menta, foglia
di cassis, ... sono aromi che in genere si esprimono nei vini giovani, ne determinano la freschezza aromatica quando si tratta di un vegetale "nobile" (menta, felce,
citronella). Per contro nei vini di qualità più modesta questa categoria d'aromi può tradurre una mancanza di maturità degli acini (erba bagnata e fresca).
Note speziate: cannella, pepe, anice, vaniglia, ... sono in generale aromi riconducibili all'elevazione in fusti di legno, ma possono anche essere
dovuti all'invecchiamento, determinando il bouquet di un grande vino bianco.
Note floreali: biancospino, rosa, acacia, ... sono, con gli aromi di frutta, le note che si trovano più correntemente nei bianchi di Borgogna, sono
sinonimo di purezza ed eleganza. I vini giovani sono marcati da note di piccoli fiori bianchi (acacia, biancospino, ...), mentre dopo qualche anno emergono quelle più intense di rosa,
peonia, ... .
Note minerali: pietra, gesso, ... sono gli aromi che in generale si associano ai vini dello
Chablis. Anche i vini della Côte des Blancs o del Macônnais sviluppano a spesso queste caratteristiche, sono note legate alla natura del terreno fortemente calcareo.
Note alimentari: burro, caramello, miele, ... sono aromi che ci indicano una certa maturazione nel tempo, vini ricchi e grassi.
Note di frutta secca: albicocca, nocciola, mandorla, noce, ... due fattori possono spiegare la presenza di queste sfumature: con l'invecchiamento gli
aromi secondari (fruttati e floreali) lasciano spazio a un bouquet più evoluto e complesso, ma sono pure legate all'affinamento nel legno. Si riscontrano per lo più nei grandi vini da
invecchiamento della Côte de Beaune.
Note di sotto bosco: funghi, humus, ... si esprimono nei vini invecchiati, evocano
sentori di terra bagnata, muschio e tartufo, ma solo in un grande vino avremo la possibilità di percepirle.
Oggi il Domaine de la Romanée-Conti è diviso in comproprietà tra le famiglie de Villaine, discendente dai
Duvault-Blochet, e Leroy. Considerato bene nazionale è diretto dal 1964 da Aubert de Villaine che ne ha traccialo le linee e che si è fatto carico personalmente della parte viticola,
ispirandone le pratiche e introcucendo i concetti dell'agricoltura biodinamica, atta a privileggiare questo grande territorio.
Leggi la degustazione di Jacques Perrin
Domaine de la Romanée-Conti
1, rue Derrière-le-Four
Vosne-Romanée
Tel: (+33) 03 80 62 48 80
Appellations prodotte:
Grands Crus: Echezeaux - Grand-Echezeaux - La Tâche - Montrachet - Richebourg - Romanée-Conti - Romané-Saint-Vivant
Pur di condividere con gli amici il nostro amore per la Borgogna c'inventiamo serate di degustazione che non lasciano mai nessuno indifferente, anzi ...
In quest'occasione lo abbiamo fatto proponendo alcuni vini di due Domaine posti ai due estremi della Côte d'Or: i bianchi di Morey-Coffinet a Chassagne-Montrachet e i rossi di Rossignol-Trapet a Gevrey-Chambertin, aziende che rivisiteremo nel week-end d'inizio maggio. Entrambe sono di piccola taglia e gestite in modo famigliare, i territori a disposizione sono tra i più prestigiosi nei rispettivi comuni ed ognuno espresso con grande semplicità e purezza.
La degustazione dei
bianchi
Chassagne Montrachet Blanc 2006
Le cuvées provengono principalmente dai lieux-dits "Les Chaumes" e "Les Houillières", due parcelle situate ai bordi della zona Premier Cru, con ceppi di circa 40 annni. La loro superficie raggiunge 1.68 ettari, rivolti verso sud-est e con terreni argillo-calcarei.
La degustazione ci offre un vino con un
naso molto preciso e decisamente speziato (pepe bianco e foglia di tabacco) sostenuto da un frutto maturo, salvia, scorza di limone. Ha un attacco grasso e ricco, ha un buon sviluppo, caldo,
saporito e di buona persistenza, i ritorni sono di mandorla tostata e d'agrumi. Una bella versione "village".
Prezzo: frs. 35.50
Chassagne Montrachet "Les Farendes" 1er Cru Blanc 2006
Diviso tra le due varietà tipiche della Borgogna, questo 1er cru si sviluppa nella parte a sud del villaggio. Les Farendes sono una sotto-zona del più conosciuto Morgeot (oltre 7 ettari di
superficie), la parcella del Domaine fu impiantata nel 1938 e copre solamente 17 acri ben rivolti verso sud-est.
Un vero peccato assaggiarlo così giovane,
ma che meraviglia e che personalità. Sente un pò il legno ma ha un timbro olfattivo elegante dove emergono con discrezione ricordi di pesca, albicocca, mango, una vena minerale e, con il passare
del tempo, note fumé. Ha un attacco discreto ma deciso, è longilineo è molto lungo e sprizza un'energia che ci coinvolge. Il finale, malgrado la sua gioventù è equilibrato, fresco e sapido. Gran
bel vino che potrà solamente guadagnare in complessità con il passare del tempo.
Prezzo: frs. 59.00
Bâtard Montrachet Grand 2006
È uno dei più grandi bianchi della Borgogna, Batârd è diviso dal mitico Montrachet da una stretta stradina e si sviluppa nella parte inferiore della collina diviso tra Chassagne e Puligny.
La parcella della famiglia Morey ha un'ampiezza di soli 13 acri situati interamente su Chassagne.
Benchè sia stato scaraffato da un'ora al
primo assaggio è bloccato e poco espressivo, decidiamo quindi di lasciarlo riposare nel bicchiere. Con l'ossigenazione acquisisce in complessità e ci fa percepire tutte le sue grandi
potenzialità. Ha potenza e ampiezza, ha una grande progressione dove tutte le sensazioni si esprimono con equilibrio e grande persistenza. Un vino d'eccellenza,... arrivederci tra 10 anni
"monsieur le Bâtard".
Prezzo: frs. 132.00
Degustazione dei rossi
Gevrey-Chambertin Aux Etelois 2006
Etelois è un "lieu-dit" village che si estende immediatamente sotto Griotte-Chambertin, la superficie di proprietà dei fratelli Rossignol è 0.4 ettari. Si offre con una buona espressione
aromatica dove si riconoscono note di ciliegia nera, ribes e una nuance fumé. È in fase di chiusura, ha materia, una intensa presenza tannica e una viva freschezza, sensazioni non ancora ben
bilanciate. Conoscendolo lasciamolo riposare alcuni anni, poi come al solito ci darà belle soddisfazioni.
Prezzo: frs. 47.00
Gevrey-Chambertin 1er Cru Clos-Prieur 2004
Clos Prieur era un cru circondato da un muro in pietra secca che apparteneva al priore della potente Abbazia di Bèze situata a circa 50 km a nord di Gevrey-Chambertin. La parcella, di 0.25
ettari, è attaccata a Mazis-Chambertin, le vigne di 25 anni sono situate su deboli pendenze con impianti ad alta densità (12′500 per ettaro).
Che bella eleganza, miscela note di
lampone, mora, ciliegia, cuoio a note speziate e fumé. Un naso di ottima complessità! In bocca è agile e tonico, ha una bella qualità di tannini che ci conducono ad un finale equilibrato con
ritorni di liquirizia e minerali. Un vino con un certo charme.Che goduria ...!
Prezzo: frs. 58.00
Gevrey-Chambertin Cherbaudes 2006
Le Cherbaudes è un 1er cru confinante con Chapelle, Clos de Bèze e Mazis-Chambertin quindi nel settore più pregiato del comune.
Ha un naso molto fine, preciso e profondo
con una intensa nota fruttata abbinata ad un nobile boisé. Ha un attacco ampio e voluminoso, bellissima è la qualità dei tannini, intensi e vellutati. Si esprime con energia e raffinatezza e già
con un buon equilibrio, il finale dà grande soddisfazione con un carattere speziato. Molto buono e già piacevole, ma chissà tra qualche anno ...
Prezzo: frs. 60.00
Chambertin Grand Cru 2004
Chambertin è il più celebre tra i crus di Gevrey, 12.9 ettari di vigna che nel V secolo furono "il campo di un certo Bertin". Quella dei fratelli Nicolas e David Rossignol è senza dubbio una
delle migliori versioni in assoluto, un vino che ti fa sospirare e che devi scoprire lentamente in tutte le sue complessità. Gli aromi sono esaltati dall'eleganza: spezie, erbe aromatiche
(rosmarino), mora, sfumature balsamiche e di resina.
Il millesimo 2004 punta sull'armonia,
l'attacco è ampio e avvolgente, vellutato e tonico. Il finale ha classe ed equilibrio, è un vino che si fa apprezzare pienamente da ora.
Prezzo: frs. 100.00
Mamma mia che serata, ed il bello è che
tra qualche settimana li assaggeremo di nuovo ...
I vini degustati sono distribuiti in Svizzera dalla ditta VinsMotions