Una gran bella bottiglia

Mercoledì 9 settembre 2009
I Riesling della Mosella sono tra i più straordinari bianchi al mondo, vini che possono durare nel tempo 50 anni e oltre, e capaci di trasmetterci il carattere di un territorio di grandi tradizioni. Della Mosella e delle caratteristiche dei suoi vini ne abbiamo già parlato nei nostri articoli titolati: I Riesling della Mosella, Vini e produttori della Mosella.

Un incontro tra amici è stata l'occasione per stappare questa straordinaria bottiglia, un ERDENER PRÄLAT AUSLESE 1985 di Ernie Loosen.

Le ripide pendenze dell''Erdener Prälat viste dalla parte opposta del fiume


La ripida collina del Prälat (Prelato) costeggia la sponda sinistra della Mosella proprio di fronte al villaggio di Erden, situato sulla parte opposta. Il vigneto poggia se forti pendenze che rendono il lavoro della vigna molto duro e faticoso, 2 ettari perfettamente rivolti verso sud, condizione necessaria per permettere agli acini di raggiungere la giusta maturazione. Si estende nella parte bassa della collina seguendo il corso del fiume ad altezza compresa tra i 110 e i 200 metri. L'ardesia rossa che compone il suo suolo, ha una particolare capacità nel trattenere il calore dei raggi riflessi dalle acque, rendendo questo microclima il più caldo dell'intera Mosella. Qui la maturazione del Riesling è perfetta in ogni annata per questo motivo sono prodotte esclusivamente vini della tipologia
Auslese con attacchi di "muffa nobile" nelle migliori annate, vini denominati come Auslese GoldKapsel.

In queste terre Ernie Loosen (Dr. Loosen) può esaltare le proprie idee di valorizzazione del territorio: " ... vogliamo elaborare vini che sappiano esprimere il carattere del vigneto e delle vendemmie altrimenti, afferma, il vino è solo una bevanda".

L'etichetta del "Prelato" da noi assaggiata in compagnia di Beppe, Peter, Tanja, Patty ed Elena


Quando stappi una bottiglia di quasi 25 anni si hanno timori e dubbi sulla sua tenuta, sopratutto se l'annata non è stata tra le più favorevoli come in questo caso. Quando lo versiamo nel bicchiere il suo colore è splendente e lucente, il colore è dorato e di bella intensità. È proprio vero non passa mai il tempo di questi Riesing !

La prima sensazione è confermata dalla freschezza del suo bouquet per niente evoluto e stanco. C'è si una traccia di idrocarburo, che svanendo lascia il posto a sfumature di mela cotogna, pompelmo, miele d'acacia, fiori secchi, mandarino, limone, ...
  
A questo punto non resta che gustarlo: non ha una grande opulenza, ma linearità, tensione ed energia. Il palato è vivo, innondato da una scia di freschezza che ci accompagna in un sottile finale caratterizzato da un'intrigante successione di sensazioni agro-dolci e da una decisa mineralità. 
Un vino di soli 8.5° alcolici ma con circa 100 g/l di zuccheri residui, una sensazione di dolcezza appena avvertita e mitigata dalla straordinaria acidità naturale del Riesling.

Proprio una bella emozione, ma visto il risultato non avremmo dovuto avere così tanta fretta.



Di Nonsolodivino
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Giovedì 27 agosto 2009

Pensate a una calda serata di fine agosto, in terrazza a chiaccierare con Giorgio del più e del meno, ..., ma che stappare ?

Idea ! una bottiglia appena acquistata: la regione è la Loira, la denominazione Vouvray, il vitigno lo Chenin blanc, il produttore è il Domaine Huet. Il risultato un grande vino bianco.

La regione della Loira ci incuriosisce da diverso tempo e sarà uno dei temi che approfondiremo prossimamente. Seguendo il corso dell'omonimo fiume da Nantes a Sancerre il vigneto offre vini bianchi di grande spessore nelle denominazioni di Vouvray, Savennières, Anjou, Sancerre, ...; fragranti e fruttati rossi a Saumur-Champigny, Chinon, Bourgueil, ... e straordinari vini dolci a Bonnezeaux, Coteaux du Layon, Quarts de Chaume, ...



L'area di Vouvray si estende sulla sponda destra della Loira proprio al confine est di Tours, in coincidenza con l'affluente Brenne. Sette comuni si dividoni 2'000 ettari disposti su colline di carattere gessoso che conferiscono la tradizionale mineralità, suoli che si riscaldano rapidamente sotto l'influsso del clima oceanico. In autunno l'insolamento favorisce la surmaturazione degli acini permettendo di produrre, a seconda della variabilità climatica e del grado zuccherino raggiunto dai mosti, vini secchi, demi-secchi o dolci.  
Il vitigno che da questi straordinari vini è lo Chenin blanc. Una varietà originaria del posto, di maturazione tardiva e capace di adattarsi ai diversi microclimi e terreni. Le prime raccolte danno vita a bianchi secchi o destinate alla produzione di spumanti metodo classico. Al termine delle vendemmie, dopo lo sviluppo dell'appassimento o della Botrytis, danno nascita a grandi vini di diverso grado zuccherino e con un'eccezionale capacità all'invecchiamento. 

Uno valori sicuri di questa denominazione è rappresentato dal Domaine Huet, creato nel 1928 da Victor Huet e dal figlio Gaston, è diretto da una trentina d'anni da Noël Pinguet, genero di Gaston Huet. Oggi l'azienda copre 35 ettari ripartiti essenzialmente su tre proprietà: Le Haut-Lieu, Le Mont e Le Clos du Bourg. Grande estimatore della coltura biodynamica e della valorizzazione del "terroir", Noël Pinguet, ha l'ambizione di presentare vini che sintetizzano il carattere del vigneto e dell'annata.



Clos du Bourg è una tenuta che nel 2007 ha originato sia la versione secca sia quella dolce. Quando lo guardi nel bicchiere smania di mostrarsi, il suo colore è giallo intenso e ne percepisci la struttura.

Al naso bastano poche parole: freschezza, discrezione e finezza.
Gli aromi ti riconducono al pomplemo, alla pesca, ai fiori, alla pietra ...

È il gusto che ne determina lo spiccato valore, ha un attacco ampio e maturo, poi una lunghissima "sparata", un'energica scia di freschezza e sapidità; i ritorni sono d'agrumi, erbe aromatiche, miele di tiglio.
Causa la sua giovinezza si può paragonare ad una grande orchestra che sta assemblando i suoi solisti per raggiungere un perfetto equilibrio tra un paio d'anni. L'intensa acidità modera la percezione alcolica (13.5% vol.) e ne determinrà la capacità di resistere al tempo.

Grande vino.

Di Nonsolodivino
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Venerdì 31 luglio 2009

La varietà che da origine a questi vini è il Melon de Bougogne che, introdotto dai monaci dalla Borgogna nel XVII secolo, trae il proprio nome dalle foglie a forma di melone. La denominazione si estende su 23 comuni a sud-est di Nantes prendendo il nome da due fiumi che attraversano il proprio territorio: la Petite Maine e la Sèvre Nantaise. Questo vino è frutto di una singola parcella di 3 ettari con viti di 45-50 anni di età disposti su un suolo granitico e ricoperto da un sottile strato di terra. La loro densità di 7'000 ceppi a ettaro, mentre la resa è di 65 quintali. Dopo una pressatura soffice delle uve la fermentazione è attivata spontaneamente dai lieviti naturali in serbatoi d’acciaio. La maturazione avviene sui propri lieviti per alcuni mesi in vasche di cemento sotterranee.

Il vino si profila su aromi ancora freschi di mela e pera William, sfumature speziate e minerali; lasciandolo nel bicchiere si sviluppano note più complesse di fiori secchi e di miele. La bocca è intensa, di grande freschezza e linearità; il finale è equilibrato ed elegantemente sapido. È capace di durare nel tempo anche 8-10 anni. Da servire attorno ai 11° C. e da abbinare a preparazione a base di crostacei in salsa e alla griglia. Ottimo, esprime alla grande le caratteristiche del "terroir". Il "domaine" di Guy Bossard esprime il migliore rapporto qualità-prezzo di tutta la Francia.

Di Nonsolodivino
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Mercoledì 22 luglio 2009

Il web se ben usato porta a contatti che aiutano a sviluppare i propri interessi. Nei mesi scorsi intervenendo su alcuni forum del vino abbiamo "incontrato" Franco Traversi, un toscano appassionato delle proprie terre che ama definirsi "l'apprendista del Sangiovese". Comunicando lui abbiamo potuto ampliare le nostre conoscenze su aziende, per lo più sconosciute da noi, che hanno la capacità di rispettare le tradizioni senza concessioni alle mode del momento. Così quando in un locale di nostra fiducia abbiamo letto in carta: Chianti Classico Riserva “Viacosta” 2001 della Fattoria Rodàno non ci siamo lasciati sfuggire l'occasione di conoscerlo.

Così Franco ci trasmette il suo entusiasmo verso questa azienda:
"Continuando il nostro itinerario attraverso le colline del Chianti Classico, vogliosi di conoscere le più interessanti realtà produttive del luogo, procediamo incontrando una delle più tipiche e tradizionali aziende Chiantigiane la “Fattoria Rodàno”. Non è la prima nostra visita, è un voler approfondire una conoscenza maggiore del territorio e delle persone, camminare per le vigne, ascoltando la filosofia produttiva e assaggiando le varie annate affinché la nostra fame del sapere sia più sazia.

L’azienda, di proprietà della famiglia Pozzesi dal 1958, fu acquistata da Carlo Pozzesi, medico condotto di questo territorio per più di 50 anni, la passione per la viticoltura e enologia lo spinse a piantare i vigneti allora inesistenti. La prima annata venduta in bottiglia fu la 1967; la sua opera venne continuata con lo stesso amore dal figlio Vittorio, ingegnere con lunga esperienza come dirigente delle acciaierie Falk; è stato presidente del Consorzio del
Chianti Classico per più di 15 anni nei suoi 2 mandati.


Viacosta è una pendice della Fattoria di Rodàno che dalle colline di Castellina degrada verso il bacino del fiume Elsa. Il nome Viacosta è presente su alcune mappe della via Francigena. Le particolari condizioni pedo-climatiche di questo cru permettono al Sangiovese di esprimersi al meglio, producendo vini di notevole struttura e alcolicità. La Riserva Viacosta viene prodotta solo nelle annate migliori, che sono state: 1986 la prima, 88-90- 93 poco, 95-97-99-01 e a venire 2004.

E’ un vero esempio di come dovrebbe essere un Chianti Riserva: l’uvaggio è Sangiovese 100% da vigneto suddetto, la vigna è del 1974, i terreni sono calcarei-alluvioali. L’esposizione a sud-ovest, le rese dai 40-50 Ql x Ha, la vendemmia manuale avviene da fine settembre alla prima decade di ottobre, la vinificazione sempre in vasche di cemento con una macerazione per circa 30 giorni, la fermentazione viene attivata solo con lieviti già presenti sulle uve. L'invecchiamento 60% in botti da 23-35 Hl, 40% in barriques nuove per 18-24 mesi".


La nostra degustazione ci offre un Sangiovese di quelli che piaciono a noi, vero, sincero e un pò contadino. Il suo colore è granato con dei lampi aranciati, una tonalità ancora viva. Il ventaglio aromatico è di qualità offre note terrose, sottobosco, umus, frutta nera e un contorno speziato. L'attacco è rotondo, i tannini robusti, ha ancora una bella energia che accompagna un lungo e complesso finale.  

Come dice Franco un gran bel vino, una vera espressione di Chianti di Castellina.

Di Nonsolodivino
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Sabato 18 luglio 2009
Quando si parla di Barbaresco Rabajà stiamo sicuramente riferendoci a una delle versioni più prestigiose della famosa denominazione piemontese. Un cru situato nel comune di Barbaresco posizionato in un bellissimo anfiteatro esposto verso sud-ovest ad un'altezza media di 300 metri.

L'anfiteatro di Barbaresco


Qui Bruno Rocca, uno di quei produttori che hanno contribuito a propagandare il Barbaresco nel mondo, possiede 5 ettari nella parte storica del cru, quella che confina con Camp Gross di Martinenga.

Bruno Rocca


Gli amanti del Barbaresco classico arricceranno il naso ma questa è veramente un gran bella bottiglia, giustamente evoluta e che ci regala bellissime sensazioni. Il bouquet è complesso ed esprime nitide sfumature di frutta nera, fiori secchi, balsamiche e di sotto bosco, le sensazioni date dall'invecchiamento in botti nuove sono completamente assorbite e tradotte in fini note speziate.
Al gusto da una botta d'energia, è lineare e teso, i tannini sono ben presenti e perfettamente integrati nella struttura generale. Grazie a una viva freschezza il vino si sviluppa verso un finale molto persistente, equilibrato e di grande completezza. Un vino che si beve alla grande e, che se ben conservato, potrà garantire queste caratteristiche per un'altra decina d'anni.

Insomma una gran bella bottiglia ...

Di Nonsolodivino
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Mercoledì 22 aprile 2009
Nel periodo Pasquale riceviamo un invito da parte del amico Alex Nussbaumer, distributore per la Svizzera di alcuni Domaines della Borgogna. La serata prevede la degustazione di 6 Grands Crus della Côte d'Or tra cui questa straordinaria bottiglia che vogliamo condividere con voi.

Questo Domaine, che abbiamo visitato personalmente, è una splendida tenuta, è il più bordolese dell'intera Borgogna. È situato al centro del villaggio di Morey-Saint Denis ed è legato a filo diretto all'omonimo Grand Cru che rappresenta la parte essenziale del patrimonio viticolo. Del "Clos" si fa menzione per la prima volta nel 1365 quale proprietà dell'abate di Citeaux, nel 1861 si ritrovano delle descrizioni che lo suddividono in 74 proprietà. Nel 1868 uno di essi, Albert Rodier, riuscì a riunire tutte le parcelle per ricomporre il vigneto nella sua integrità. Oggi salvo una micro parcella di 400 m2, l'intera superficie è di proprietà del Domaine. Contiguo a Clos de Tart raggiunge i 320 metri, l'altezza maggiore dei Grands Crus di Morey-Saint Denis. Perfettamente rivolto ad est l'impianto prevede una densità non inferiore ai 11′000 piedi per ettaro, il sotto strato consiste nella classica roccia calcarea, ma si distinguono tre zone diverse: la parte alta si trova su una vena marnosa in posizione ben ventilata; la parte mediana è posizionata sulle migliori pendenze e caratterizzata da un'eccellente insolazione; la parte bassa vanta terre più profonde composte d'argilla di alta qualità.


Quando il vino degustato è di questo livello è più semplice anche descriverlo, basta infatti riuscire a trasmettere l'emozione percepita.
 
"Ragazzi, che classe". Gli aromi sono esaltati da una grande qualità, freschezza e definizione, la purezza del frutto emerge prorompente accompagnato da una sfumatura minerale. La bocca è perfettamente armonica, la grana dei taninni è fitta e vellutata, ha energia e tensione. Il finale ? straordinario per lunghezza ed equilibrio.
Assolutamente una grande bottiglia !

Valutazione personale: 18.5/20 (****/*)

Di Nonsolodivino
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Mercoledì 25 febbraio 2009


Torniano un'altra volta a stappare una bottiglia di questo straordinario 1er Cru di Chassagne-Montrachet elaborato da Jean-Marc Pillot. Les Morgeot si sviluppano a sud di questo famoso comune della Côte des Blancs, ha la particolarità di essere coltivato sia con lo Chardonnay, sia con il Pinot Noir e vista la sua estensione è suddiviso in varie sotto-zone: Les Fairendes appunto. La parcella di proprietà di Jean-Marc Pillot è di 0.50 ettari.

Anche questa volta ci dà grandi sensazioni d'eleganza ed armonia, negli aromi esprime tutta la sua gioventù dove sono evidenziati fresche note d'agrumi e frutta bianca, tabacco e sfumature minerali accostate a nobili speziature appena accennate. La bocca è soave, grassa e in piena evoluzione, il tutto in perfetto equilibrio. Che classe ! Per lo sviluppo di ulteriori complessità basta aspettare ancora qualche anno.

Di Nonsolodivino
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Giovedì 19 febbraio 2009
Vi abbiamo già parlato sia dei vini della Côte Rôtie sia di quelli di Etienne Guigal, sicuramente una delle "star" di questa zona della Côte du Rhône. I suoi "crus" rappresentano delle icone dell' enologia non solo francese, vini che esprimono l'eccellenza della Syrah del Rodano. La Landonne è il cru più a nord di quelli vinificati da Guigal, costeggia le rive del Rodano rivolto verso sud-est su un terreno argillo-calcareo molto ricco di ossido di ferro, dove i ceppi di Syrah sono allevati da circa 25 anni.  



Il vino è immenso perchè racchiude tutte le componenti necessarie per esaltarne l'armonia. L'interminabile serie di aromi si sviluppa nel bicchiere con grande precisione ed eleganza, evidenziando un perfetto equilibrio tra le componenti fruttate e quelle apportate dalla lunga maturazione nel legno, sensazioni rinfrescate da un tocco floreale e di erbe aromatiche. Ha grande pienezza ed accarezza il palato in modo vellutato, nessuna sensazione ha la prevalenza sulle altre sviluppandosi in modo bilanciato. Il finale è interminabile e tonico, un vino di grande classe!

Da brivido, sicuramente uno dei migliori mai degustati.
Di Nonsolodivino
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Mercoledì 18 febbraio 2009

Etienne Guigal è la più importante maison della Valle del Rodano per numero di bottiglie prodotte. Trae la propria gloria dall'esclusiva tenuta con sede a Château d'Ampuis, centro principale della denominazione Côte Rôtie.


Château d'Ampuis, La Mouline, La Landonne e La Turque sono le perle della produzione, vini che incarnano le peculiarità dei diversi territori. La Mouline (89% syrah e 11% viognier) rispecchia tutta la femminilità della Côte Blonde. Le vigne, di circa 75 anni di età, si dispongono a forma di anfiteatro romano su terreni chiari, composti da gneiss e particolarmente calcarei. Dopo 4 settimane di macerazione, Guigal è il solo nella Valle del Rodano ad invecchiare i propri vini in barriques per un periodo compreso tra i 36 e i 42, fusti rinnovati ogni anno.




Con molto rispetto ci avviciniamo al bicchiere che si mostra in una veste scura con alcuni riflessi violacei. Note speziate e floreali fuoriescono dal bicchiere denotando un naso di grande complessità. La certezza che si sta per bere un grande vino...!
Entrata in bocca estremamente morbida, il vino si presenta seducente, armonico, tannini estremamente fini e setosi, il legno è assolutamente impercettibile. Finale molto lungo con ritorno di note speziate, cioccolato amaro e frutta matura.

Un vino assolutamente grande.

Di Nonsolodivino
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Domenica 1 febbraio 2009


Quando parliamo della Barbera nel Monferrato immancabilmente cadiamo su Ermanno Accornero, uno di quei vignaioli che valorizzano in modo straordinario la zona del Casalese. Da lui la Barbera è lavorata in tutte le versioni, da quella frizzante, consumata in loco, a quella Superiore. I vini principali, ottenuti da questa varietà, sono il Giulin che rappresenta la fetta più rappresentativa della produzione e il Bricco Battista. Bricco Battista è una porzione di terreno situata a 300 metri sul livello del mare su terreni calcareo-marnosi da cui si ottengono solamente 35/40 ettolitri per ettaro. La selezione delle uve è molto attenta e sono scelte esclusivamente le uve più appropriate per ottenere un vino di grande spessore.


La degustazione di questo millesimo ci dà un vino che conferma un equilibrio a ogni fase. Si esprime variegato, fresco, speziato ed esalta la purezza del frutto con note di lamponi, mirtilli e di viola.
La bocca è succosa, ampia e avvolgente, la trama tannica è di buona intensità e finezza, si sviluppa con brio e rimarca un finale di grande piacevolezza. È un vino assolutamente da conoscere.

Barbera Superiore del Monferrato "Bricco Battista" 2005 - Azienda Accornero

Di Nonsolodivino
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